Sabato 27 Giugno 2015 – BICENTENARIO della Nascita di DON BOSCO

TAVOLA ROTONDA all’ORATORIO SALESIANO di Pomigliano d’Arco: Riflessioni e Preghiere.

“I GIOVANI, PERIFERIE AL CENTRO” del Dottor DOMENICO DE CICCO

Il rapporto di collaborazione tra il centro La Pira e l’oratorio salesiano è un qualcosa dal sapore antico, e ben vengano questi momenti, che ci permettono di rinnovare questo rapporto nel tempo.
Mi piace immaginare ad un ideale rapporto di amicizia tra due grandi profili sostantivi della cristianità, DON BOSCO E G. LA PIRA, che si rafforza e si intensifica, attraverso questi momenti di incontro e di confronto.
Queste due associazioni, ormai incarnate nel cuore della realtà pomiglianese, anche se con modalità e strumenti differenti, hanno rivolto da sempre il loro sguardo, la propria carezza, la propria attenzione al mondo dei giovani. Intere generazioni sono state orientate, formate ed educate in queste che una volta venivano definite agenzie educative del territorio.
Immaginate quanto povera sarebbe stata la nostra città senza queste due realtà.
Si tratta di luoghi concreti dove le persone e in particolare i giovani si possono incontrare, parlare, giocare, studiare, educarsi ai valori della legalità, del servizio, della spiritualità, ma soprattutto della solidarietà.
Quindi luoghi concreti dove, direbbe Papa Francesco, si apprende che il vero Amore per gli altri è servizio, dove si percorre spesso una strada controcorrente, opponendosi alle derive di questa società delle incertezze, governata da un sistema economico aberrante e privo di umanità, dove il consumismo, l’edonismo e il dio denaro, la fanno da padroni.
Ogni giorno siamo costretti a confrontarci con una cultura pregna di individualismo, egoismo, esasperazione, indifferenza, dove bisogna soltanto correre, correre, abbandonando chi resta indietro. Non c’è tempo per uno sguardo misericordioso e benevolo nei confronti di nessuno, se non per manifestare il nostro stupore quando, poi, la tragedia ci sovrasta con il suo immenso dolore.
E rimaniamo esterrefatti ed increduli, attoniti per non aver capito niente del dramma che si prefigurava, … il mio pensiero va a Gennaro, che ci ha lasciato poco tempo fa, uno dei tanti giovani del nostro territorio.
Prima di passare a parlare della nostra esperienza della realtà giovanile pomiglianese, e voglio precisare che non riuscirò a portare o a definire l’identikit, ma una semplice testimonianza, una percezione dalla prospettiva di quello che è un osservatorio associativo come il Centro G. La Pira, vorrei fare qualche considerazione di carattere generale, derivanti da un piccolo viaggio ideale nella letteratura socio- antropologica sui giovani del nostro tempo.
Da qualche anno, i giovani italiani si trovano a fare il loro ingresso nella vita adulta in condizioni di particolare incertezza e disorientamento. Invece di essere protagonisti attivi di un’Italia che cresce, si sono sempre più spesso trovati ad essere spettatori passivi di un paese in difficoltà.
L’ansia, l’impazienza e la fretta che li pervade, derivano da un lato dall’apparente abbondanza di scelte possibili, dall’altro dal timore di fare una cattiva scelta, o di “non fare la scelta migliore possibile”.
Bauman, l’inventore della metafora della società liquida ci dice che ciò che conta oggi di più per i giovani, non è “definire un’identità”, come era un tempo, ma mantenere la propria capacità di ridefinirla quando è il momento di darle una nuova definizione.
L’identità deve essere a perdere perché un’identità che non piace, non piace abbastanza, o semplicemente rivela la sua età rispetto a identità “nuove e migliori” disponibili sul mercato, deve essere facile da abbandonare.
In un mondo troppo veloce, dove quello che è vero oggi non lo sarà domani, forse la qualità ideale dell’identità più desiderata sarebbe la biodegradabilità.
Umberto Galimberti ci parla di analfabetismo delle emozioni, lamentando che l’educazione emotiva è stata lasciata al caso, e tutti gli studi e le statistiche concordano nel segnalare, nelle nuove generazioni , la tendenza ad avere maggiori problemi relazionali rispetto a quelle precedenti. Perché oggi si è più soli, più depressi, oggi è il tempo dove si registra il fallimento della comunicazione emotiva, per riprendere il titolo dell’ultima rassegna del libro organizzata dal centro la Pira, è il tempo delle assenze di campo, della mancanza dell’educazione del cuore, o meglio della connessione tra mente e cuore. E purtroppo questi sono processi che non si apprendono all’istante e quindi ritorna il ruolo svolto dalla famiglia , dalla scuola, dall’oratorio e dalle associazioni.
Sempre da Galimberti ci viene quella lunga riflessione sul nichilismo e i giovani, l’ospite inquietante. Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa a loro per condurli sulla strada del consumismo , dello sballo, dello scivolamento verso le dipendenze, non solo da sostanze, ma anche da comportamenti. Le lotterie, bollette, slot machine, come uniche fedi in cui sperare. Il presente diventa un assoluto da vivere con la massima intensità, non perché la massima intensità procuri gioia, ma è capace di seppellire l’angoscia che si presenta ogni volta che la loro vita assume i contorni di un deserto di senso.
In associazione la tematica di un intero anno è stata dedicata alla “ RICERCA DEL SENSO” che, purtroppo, lo dobbiamo dire, non è possibile comprare al supermercato.
E ancora, in questo viaggio ideale, ho avuto la fortuna di incontrare Duccio Demetrio e Vittorino Andreoli, che nelle loro analisi ravvedono la necessità di ricostruire un legame generazionale, attraverso il quale si possa valorizzare l’aspetto educativo dell’esistere.
E non voglio dimenticare Massimo Recalcati con il suo COMPLESSO DI TELEMACO, che si interroga sul tramonto della figura del padre nella nostra società, e di un mondo degli adulti, che ha abdicato dal ruolo di responsabilità, di servizio e di sacrificio nei confronti delle giovani generazioni, un mondo adulto che si è perso nella propria odissea esistenziale. Nel libro si percepisce, però, un barlume di speranza, quando si dice << siamo stati tutti dei Telemaco, abbiamo tutti almeno una volta guardato il mare, aspettando che qualcosa da li’ ritornasse. E qualcosa torna sempre dal mare>>

Quindi ecco, i giovani italiani, come i giovani pomiglianesi, di questo tempo, sono tutto questo o parte di questo, in rapporto anche a tante variabili, come la provenienza sociale, geografica, le condizioni di partenza, le storie personali, l’accesso ai percorsi di studio, la fiducia nelle istituzioni, l’opportunità di praticare dei percorsi di volontariato, l’accesso al mondo del lavoro.
Da qualche anno esiste un indagine, una ricerca, eseguita dall’istituto di STUDI SUPERIORI TONIOLO, ente fondatore dell’UNIVERSITA’ CATTOLICA, che è stata progettata in modo da poter raccogliere in modo dinamico informazioni sui nuovi rischi e le nuove opportunità che incontrano le nuove generazioni nei loro percorsi formativi e di accesso al mercato del lavoro, e sul modo in cui rispondono ai i cambiamenti repentini della nostra società.
Da questa ricerca ne viene fuori il RAPPORTO GIOVANI pubblicato annualmente.
Da sempre amici e collaboratori dell’universià Cattolica del Sacro Cuore e dell’istituto G. Toniolo, abbiamo apprezzato che il tema della 91° giornata dell’università cattolica per il 2014 sia stato appunto GIOVANI, PERFERIE AL CENTRO, ovviamente supportato dal nuovo RAPPORTO GIOVANI 2014 elaborato dall’Istituto Toniolo.

Il rapporto si chiede:
Quali spazi hanno i giovani nella nostra società?
Cosa offrono loro la scuola, le istituzioni, la politica, il mondo del lavoro ?
Noi tutti cosa desideriamo per loro?
Essi sono al centro o alla periferia degli interessi sociali, politici, economici, educativi del nostro tempo?

Un dato accertato che la società si interessa di loro solo come consumatori e non come persone. che la politica vuole il voto, ma non gli dà la possibilità di decidere.
Nel rapporto giovani 2014 emerge che i giovani sono lasciati ai margini, in periferia e che fanno più fatica di altri a progettare la vita, a fidarsi del futuro.

Nel corso degli anni come Centro La Pira abbiamo dedicato infinite energie, con iniziative mirate, ai giovani ………
Corsi di orientamento
Rassegne di libri e cinematografiche a tema
Incontri tra tutti i gruppi giovanili pomiglianesi, che due volte l’anno in primavera ed in autunno da circa cinque anni, permettono l’incontro tra tutti i gruppi giovanili di questa città, sociali, politici, ambientalisti, culturali, religiosi, ed insieme coltivare la cultura del dialogo.
Nel 2013 abbiamo scelto come tema “LA CULTURA DELLA SPERANZA IN UN TEMPO DI FRAGILITA’ ”, in quell’occasione abbiamo presentato il rapporto giovani precedente a quello del 2014, andando poi a sviluppare un dibattito sulla condizione giovanile pomiglianese.

La prima caratteristica che mi ha colpito positivamente, scaturita da questi incontri, è stata la ricchezza di pensieri e la vivacità mentale dei giovani pomiglianesi, come la cenere sotto la neve , che non aspetta altro di diventare vero fuoco. In alcuni casi emergeva un iamento troppo utilitaristico rispetto alle opportunità a disposizione, ma questo è in linea con la liquidità del nostro tempo.
Tutti lamentavano lo svantaggio di vivere in una terra, in una regione e in una provincia, la Campania, Napoli, tra le più degradate, devastate, abusate e violentate. terra resa fragile e terrorizzata dalla potenza militare della camorra con una quotidianità tempestata di eventi tragici, dove la devianza sociale ha raggiunto picchi altissimi.

La difficoltà a trovare lavoro, le incerte modalità di accesso al mondo del lavoro, lontane anni luce dai crismi della giustizia sociale, il fatto che un posto di lavoro non rappresenta mai un diritto, ma sempre un favore, la mancanza di una connessione tra scuola e mondo del lavoro. Una grande critica veniva rivolta anche alla formazione fittizia, quella che serve ai formatori e non hai formati.
Una sfiducia totale nei partiti, ormai personalizzati e non più capaci di interpretare i bisogni reali delle persone.
Una critica alle istituzioni per la mancanza di serie politiche per i giovani.
La ricerca di un rapporto con la fede e la trascendenza che non risponde più ai dettami di una teologia dell’obbedienza , ma di una teologia delle coscienze.

La ricerca forte di percorsi di autonomia.
La disponibilità a spostarsi in Italia e anche all’estero per raggiungerla.
Questa la situazione che ho ricostruito andando a memoria.

Resta il dato incontrovertibile di un mondo giovanile da capire, con il quale è impensabile non relazionarsi e per il quale immaginare delle belle primavere, perché i giovani sono come le rondini e si dirigono sempre verso la primavera.

Dottor MIMMO DE CICCO
Presidente del Centro GIORGIO LA PIRA – Pomigliano d’Arco

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